Jolanda è una sarta di paese, miracolosamente sopravvissuta alla confezione di serie, che vive in una casa che si affaccia sul Lago Maggiore, proprio nel punto in cui questo diventa Ticino.
Una vita, la sua, di quotidianità un po' grigia: pettegolezzi di paese, il corteggiamento, mal sopportato, di un pensionato, l'amicizia con l'eccentrica padrona di casa che si contorna di bambole e le accudisce come fossero figlie.
Un'esistenza monotona nella quale, a un certo punto, irrompe il colonnello, solitario e affascinante allevatore di cavalli.
Nasce un'amicizia che permette alla donna di venire a contatto con un mondo nel quale i ritmi giornalieri sono quelli che scandiscono la vita degli animali e della natura e gli anni vengono contati a generazioni di puledri.
Una serie di avvenimenti apparentemente assurdi la travolge al punto che, per affrontarli, non le basta più il buon senso che era sempre stato la regola principe della sua esistenza. Un romanzo che si snoda come una drammatica metafora della realtà, nella quale pazzia ed indifferenza sembrano sconfiggere chi ancora conserva una piena sensibilità nei confronti degli altri e della natura. Qualcuno riesce, però, a conservare intatta la propria libertà.